Ha ancora qualcosa da dirci Platone, a noi, uomini
del 2000?
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“La nostra (=
di Atene nel V secolo a.C) Costituzione, c’è chi la chiama DEMOCRAZIA, chi nel modo che gli pare più
adeguato. Di fatto è una ARISTOCRAZIA
eletta e governante con il consenso delle masse. “ ( dal Menesseno, dialogo platonico).
ARISTOCRAZIA? La parola viene da àristos (=migliore) e kràtos (=potere),
quindi vuol dire “potere dei migliori”. E chi erano gli “àristoi”, “i
migliori”? Per tradizione i nobili, quelli che possedevano le terre (cioè la
fonte della vita materiale), e facevano risalire l’origine familiare a qualche
dio o a qualche eroe, tanto per annichilire gli altri e sovrastarli. E
l’aristocrazia era ereditaria, come dire legata al cognome. Oggi sarebbe come
se, divenuto senatore Umberto Bossi, fosse per questo promosso tra gli
aristocratici, lui ed i suoi figli, ad esempio il Trota, ma anche l’altro non è male.
Anche Platone
la intende così? No, nel modo più assoluto. La nobiltà, l’aristocrazia di cui
parla Platone, non è un fatto familiare e di sangue, ma
una nobiltà di testa e di cuore, è personale e non è ereditaria.
NOBILTA’ DI TESTA indica una mente duttile,
votata alla ricerca, all’acquisizione di sempre nuove conoscenze, pronta a
mutar parere senza drammi, quando sia evidente l’essere in errore. Una mente
dunque aperta, a cui corrisponde una
bocca preferibilmente chiusa. COMPETENZA, STUDIO, PRUDENZA. Mica come oggi,
un’epoca in cui tutti sentenziano su tutto, e magari sono lustri che non aprono
un libro: fiducia cieca ed ingiustificata sulle proprie capacità di giudizio.
Si sente dire: “Ogni opinione è valida”, ma si fa confusione su due aggettivi,
erroneamente percepiti come sinonimi: valido,
legittimo. Ma non sono sinonimi: è legittima
la mia opinione, se dico bianco, ed è
legittima anche la tua, se dici verde, ma non sono entrambe valide,
perché una sicuramente è sbagliata (perché o è bianco o è verde, e le due cose
non stanno insieme), quando poi non siano tutt’e due sbagliate, perché magari è
azzurro. Parlando dell’Italia ,
Sergio Endrigo in una sua canzone diceva: “Dove chi grida più forte , ha
ragione.”, e lo diceva negli anni ’60. Che direbbe oggi? Se, gridando, ottengo
ragione anche quando ho torto, darò un pessimo esempio, subito seguito dagli
altri. Avrà ragione il più forte, furbo, prepotente, ed occasionalmente
potrebbe essere ognuno di noi. Ma, sommando torto
+ torto + torto, e così via, come possiamo sognare di vivere in un Paese in
cui viga il diritto? Conviene vivere
secondo il torto o secondo il diritto? A riflettere un po’ di più,
prima di parlare, sai quante fesserie in meno ci capiterebbe di sentire?! E le
nostre orecchie – come direbbe Catullo – finalmente riposerebbero!
NOBILTA’ DI CUORE, indica la disposizione
d’animo, grazie alla quale la competenza
lo studio e la prudenza della mente sono al servizio del bene comune. Quasi
come oggi presso di noi!!! E le masse, quelle che danno il consenso a questo
potere aristocratico?
LE MASSE. Dicendo a mò di esempio dei numeri a
caso, per dieci cariche da attribuire, cento sono i candidati. Questi si
presentano alle assemblee, e affrontano l’esame, la valutazione (era la docimasìa). Tra i candidati le masse scelgono quelli
che appaiono i migliori, “indipendentemente – dice Platone – dalla ricchezza,
dalla nobiltà di natali, dalla forza fisica. Uno solo è il requisito: colui che
si dimostra capace mentalmente ed affidabile eticamente, a quello la massa dà
il potere.”. Come si vede, la massa svolge un ruolo decisivo: deve valutare i
candidati, e tra questi deve scegliere. Dunque deve esserne capace, avere gli
strumenti mentali e culturali per valutare e decidere. E così è stato, dal
tempo di Temistocle fino all’avvento di Pericle, una quarantina d’anni, durante
i quali la democrazia ha avuto l’espressione più compiuta di sempre. Una volta
attribuite le cariche, gli eletti governavano, e restavano in carica un solo
anno, nel corso del quale avevano modo di esibire le proprie capacità e
competenze, ed il loro spessore morale. A fine mandato dovevano fare il redde rationem, il rendiconto del
proprio operato, passaggio anche rischioso.
Insomma il
sistema era il seguente: si presentavano le candidature, si faceva la docimasìa, si attribuiva la carica sulla base
dell’aver dimostrato di appartenere alla nuova aristocrazia, quella di testa e
di cuore, e, fatte le scelte, le masse stavano tranquille, fidando di AVER SCELTO CON OCULATEZZA, ed eseguivano le
delibere degli eletti, PERCHE’ SI FIDAVANO DELLA COMPETENZA E DELLA PULIZIA DI
QUELLI. Il sistema durò 30-40 anni, poi degenerò, e del perché presto parleremo,
ma posso anticipare che una delle cause più pesanti fu il passaggio da questa
prassi basata sulla democrazia rappresentativa , ad un’altra prassi, quella di
una rudimentale e forsennata democrazia diretta. Magari, però, toccassero a noi questi 30-40 anni!
QUI SI PUO’ FARE IL
PRIMO PUNTO: Platone parla di una democrazia tramite delega.
Pur essendo Atene una città dalle
dimensioni ridotte (20 mila abitanti), Platone si rende conto della concreta
impossibilità dell’esercizio della democrazia diretta, avendo numerose e pesanti
prove della scarsa preparazione delle persone comuni. Ed il problema non era
certo il numero, ma fondamentalmente la COMPETENZA. Insomma un sistema alla
Temistocle: su un problema specifico il popolo ascolta l’ipotesi A e l’ipotesi
B, valutando le argomentazioni dell’una e dell’altra soluzione. Dopo di ciò sceglie,
e DELEGA chi gli è sembrato più convincente, per competenza ed etica, ed alle
sue decisioni si attiene. Noi, uomini del 2000, nell’esercizio delle nostre
professioni (ad esempio avvocato, magistrato medico e così via) siamo tenuti ad
agire con SCIENZA (=COMPETENZA) E
COSCIENZA (=RETTITUDINE). Insomma con la testa e con il cuore
Platone schematizza il sistema e lo sublima, trasformandolo
in un’idea, in una utopia. E l’utopia è irraggiungibile, come la stella polare,
che tuttavia ci indica la strada. Già immagino l’insofferenza degli anti
“anticaglie”, che fieramente decantano il Tom Tom ed il GPS, eccellenti
strumenti, sia chiaro. Ma quando questi si rompono (come dire “quando la
modernità con i suoi prodigi non funziona”, e lo stiamo sperimentando sulla
nostra pelle), sarà decisivo tornare a guardare la stella polare (Platone e
compagnia bella), ma sarà indispensabile conoscerli, per capirci qualcosa sulla
strada da intraprendere. Solo le nuvole potranno impedirne la vista, in
particolare quelle della supponenza e dell’ignoranza. E si sa, ignoranza e
presunzione vanno a braccetto.
Se misuriamo la nostra realtà di oggi
con quel metro di Platone, ne usciamo con le ossa rotte, con tanti cari saluti
a chi fa spallucce sulle “anticaglie”.
Gli aristocratici che reggono
le nostre sorti non hanno passato la docimasia popolare, bensì quella delle
segreterie di partito (che non adottano certo il criterio del bene comune, ma
sono autoreferenziali per sé e per il groviglio di interessi che le avviluppa),
ed in qualche caso anche la docimasia della camera da letto. Le masse, da parte
loro, o non partecipano più al voto (ormai siamo sotto il 50%), o fanno come
dice Tito Livio (storiografo romano di 2000 anni fa, a proposito di
anticaglie), il quale afferma che per
farsi governare ogni popolo sceglie quelli che gli somigliano. Se Livio
dice il giusto, allora bisogna migliorare il popolo, che sceglierà quelli che
gli somigliano, che quindi saranno migliori. Eppure di ottimi l’Italia ancora
abbonda, ma stanno quasi tutti fuori del parlamento, farcito di inquisiti,
pregiudicati e condannati: con una vera docimasia popolare non starebbero lì,
ma in luoghi più idonei. Questo stato del popolo è il risultato di mille
fattori, tra cui – ad esempio – Drive in, Il grande fratello, gli amici vari,
le isole, il calcio il calcio il calcio non praticato ma molto parlato, i
cinepanettoni, l’esaltazione del coatto. Ed una scuola sempre più scadente, a
dispetto di tanti insegnanti validi, che si dannano l’anima, una scuola
abbandonata a se stessa, vilipesa tagliata e poggiata sulle fragili spalle di
precari con i capelli bianchi! ED IL MEGLIO STA PER ARRIVARE, MA NESSUNO SI
ALLARMA! Se adottassimo lo schema di Platone, il popolo dovrebbe scegliere i COMPETENTI E GLI ETICAMENTE AFFIDABILI,
e demandare a loro le questioni di interesse comune. Questi dovrebbero
affrontare la docimasia popolare, e chiarire con la massima precisione i vari
aspetti inerenti al problema da risolvere. Insomma un meccanismo simile a
quello in uso negli ospedali, noto come “consenso
informato”: il medico rende edotto il paziente su quello che si intende
fargli; il paziente, se d’accordo, firma, ma poi l’intervento terapeutico
spetta al medico, mica al primo che
passa.
Obiettano
alcuni che l’esperienza di quell’Atene lì non è trasferibile ai giorni nostri.
E chi ci pensa? Ma, se ci si riferisce alla differenza nei numeri (20 mila
abitanti di Atene contro i nostri 60 milioni), replico che i nostri
straordinari mezzi di comunicazione, come quello che in questo preciso momento
stiamo usando voi ed io, con un accorto sistema di comunicazione e rilevamento
potrebbero consentire una consultazione profonda e capillare; se ci si
riferisce all’aristocrazia di mente e di cuore, ebbene lì nulla è cambiato, e
mi pare un’esigenza, da cui non è possibile in alcun modo derogare. Dunque?
Platone
diceva che alcuni la chiamano democrazia, altri nel modo che a loro pare più
adeguato, nei fatti si tratta di un’aristocrazia (di mente e di cuore, aggiungo
io), scelta e governante con il
sostegno da parte delle masse. VALE ANCORA?
Così
parlò Platone. Ma chi è, ‘sto Platone? Solo uno di cui si parla a 2400 anni
dalla morte, mentre di te, che così lo disprezzi, chissà se si parlerà ancora
dopo 2400 ore!
Un
suggerimento: chi ancora non risulta iscritto al gruppo “Classe unica”, se
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resterà gratis. Poi, se credete, cliccate su “mi piace” o su “condividi”. Una
maniera molto semplice ed utile di darmi una mano. Viceversa, se qualcuno non gradisce più
ricevere i post, si cancelli serenamente, va bene lo stesso. Ciao
L’immagine allegata è il famoso quadro di
Raffaello, che si intitola “La scuola di Atene”. Al centro del dipinto ci sono
Platone (l’anziano) ed Aristotele (il giovane). In secondo piano, partendo da
sinistra, una figura femminile, Ipazia. Seduto per terra sui gradini Diogene.
CON GRAFICA PIU’
ELEGANTE IN blogger.com, questermocolle
BUON ANNO
A TUTTI
***
IL
PIFFERAIO TRAGICO
di Fulvio Marino
un farmaco contro la decadenza italiana,
si legge tutto d’un fiato,
ma poi ci si ritorna su
tra le vertigini dell’oggi, i vagabondaggi nella memoria ed
una proposta
per venirne fuori,
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(specificare che si tratta di una pubblicazione di
ilmiolibro.it)
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