TEMISTOCLE
A cavallo tra la fine del VI secolo a.C. e l’inizio del V, nell’Attica
meridionale, in una zona ancora oggi denominata
LAVRIO, fu trovato un giacimento d’argento. Che festa ad Atene!!! Siamo
ricchi!!! Si convoca l’ecclesìa come in
greco si chiama l’assemblea, e si discute della ricchezza piovuta dal cielo
all’improvviso. E gli ateniesi stanno per approvare una proposta, che prevede
la coniazione di tante tante monete d’argento, da distribuire in parti esattamente uguali ad ogni singolo ateniese. Proposta equa e democratica,
no? Chi anche tra noi avrebbe da obiettare? Dunque ci si accinge al voto,
quando Temistocle prende la parola,
perché lui non è d’accordo. Immaginarsi la stizza e la contrarietà di tanti,
che ormai già quasi le toccavano le monete sonanti. Temistocle! Ma sei
impazzito? come fai ad opporti ad una proposta così giusta? E lui spiega: le
terre – UNICA FONTE PER LA NOSTRA VITA –
sono nelle mani di pochi, e da questi andiamo a comprare ciò che ci occorre per
vivere, noi e i nostri figli; da loro continueremo a comprare, e per un po’
faremo festa e staremo allegri, ma le dracme, per tante che possano essere,
prima o poi finiranno. E vi domando, o ateniesi sciocchi: alla fine del giro
non succederà forse che chi è oggi ricco (perché ha le terre), domani non lo
sarà di più? mentre voi che eravate poveri, per un periodo starete bene, ma poi
non tornerete poveri, anzi più poveri di prima, perché tutta la ricchezza
derivata dall’argento confluirà in poche mani e la distanza tra ricchi e poveri
sarà cresciuta? Non sarà forse così? Il ragionamento non faceva una piega, e
gli ateniesi gli domandarono allora che cosa proponesse. E lui: diamo in
appalto lo sfruttamento delle miniere a chi ha i mezzi per farlo, ma imponiamo
come canone di affitto la costruzione di
una nave per ogni talento (unità di misura del peso) d’argento estratto. Ad
occhio e croce ne dovremmo estrarre 100 talenti, quindi Atene avrà 100 navi,
che oggi non ha. I vantaggi per gli ateniesi? Serviranno boscaioli, falegnami,
carpentieri, costruttori di funi e di vele, costruzione di vasi d’argilla per
il trasporto di granaglie e liquidi (vino ed olio), e poi ci vorranno marinai e
rematori, e strutture portuali, tutte da costruire ancora, insomma faremo
nascere una realtà ed un’attività, quali oggi non ci sono .Lavoro e stipendi per tutti! E poi il possesso delle navi da trasporto
stimolerà la produzione di beni da commerciare, e nasceranno fabbriche. E chi farà tutto ciò? VOI, O ATENIESI CORTI DI
CERVELLO! Ed avrete lavoro stipendiato
voi, e poi i vostri figli e nipoti per anni ed anni . Pensate ancora che
sarebbe meglio avere le monete d’argento e non tutto questo? Senza contare gli
effetti politici e sociali, e la politica estera: Atene sarà una grande
potenza, altro che un sacchetto di
monete!
Non erano poi così
sciocchi gli ateniesi, e seguirono la sua proposta, ed allora per davvero
nacque Atene, come siamo abituati a pensarla noi, fin dai banchi delle
elementari.
TEMISTOCLE E’ IL
VERO PADRE DELLA GRANDE ATENE E DELLA DEMOCRAZIA .
Atene divenne una potenza marinara, ma ancora non ne era
pienamente consapevole. Occorreva una prova, ma una prova veramente difficile,
e gliela procurò Temistocle. Appoggiò la rivolta delle città greche di Asia
Minore (la rivolta ionica) contro il re di Persia, e costui si attaccò a questo pretesto, per cercare di allargare il
suo regno verso occidente. Il re Dario mandò un corpo di spedizione in Grecia,
che venne però sbaragliato dagli ateniesi nella leggendaria, ma storica,
battaglia di Maratona (490 a.C.). Allora
Dario meditò un’invasione, una sommersione in piena regola della Grecia, con
Atene primo obiettivo. Ma nel 485 morì,
e gli successe Serse, che riprese il progetto. Così nel 480 un’immensa armata parti dall’Asia, per fagocitare in un sol
boccone la Grecia intera. E’ l’anno della strepitosa ed eroica impresa di Leonida alle Termopili, straordinaria già in
sé e senza le fesserie di film come 300; della grandiosa vittoria navale di
Atene a Salamina, nelle cui strette acque
Temistocle – sempre lui! – riuscì ad organizzare un tranello in piena regola,
ed i persiani abboccarono alla grande; e nel
479 a Platea gli spartani sbaragliarono le truppe di terra persiane,
mentre nei pressi di Samo, nella zona chiamata Micale, gli ateniesi distrussero
ciò che si era salvato a Salamina della poderosa flotta persiana. Cercavano un
prova, gli ateniesi, della validità del loro sistema, quello democratico, ed il
trionfo sulla Persia la diede!!!
Temistocle,
allora, ritenne ormai inadeguato il vecchio porto ateniese del Falero, e ne fece costruire uno nuovo, il Pireo, tuttora uno dei più importanti del
Mediterraneo. Atene ormai è tutta proiettata sul mare, ed i grandi proprietari
terrieri, gli aristocratici che prima del Lavrio comandavano indisturbati in
città, dovettero mettersi sulla difensiva, di fronte alla nuova rampante classe
sociale, alla ricchezza figlia non della terra ma del commercio, quella dei
mercanti e del demos (=classe numerosa). Atene non si affaccia direttamente sul
mare, perché sorge alcuni km all’interno. Temistocle, dunque, perché il mare
fosse l’autentico punto di forza della città, fece costruire le lunghe mura,
due muraglioni che scorrevano paralleli dal Pireo fino ad Atene, formando così
un corridoio fortificato, che faceva sì che Atene ed il mare fossero
organicamente collegati. Era inutile assediarla sulla terra ferma, perché le
lunghe mura garantivano rifornimenti e sicurezza alla città. Quindi grazie a
Temistocle Atene divenne Atene, un inevitabile crocevia per le merci, una
fucina di pensiero, uno straordinario laboratorio per le arti, la patria della
filosofia dell’eloquenza del teatro e della letteratura, e qualunque greco,
ovunque nel mondo fosse nato, si sentiva attratto dalle prospettive di
“carriera”, che Atene faceva balenare davanti agli occhi di tutti. Era la New
York del tempo. E la presenza di tutta
l’intellighenzia greca in città fece crescere la cultura ateniese, facendola
divenire la base, il sostrato della nostra civiltà, anche di noi, uomini del
2000: senza Atene, l’Atene di Temistocle, noi non ci saremmo o non saremmo
così come siamo.
Alcuni paesi sudamericani, quando
il resto del mondo e l’Europa in particolare si massacrava nella seconda guerra
mondiale, rifornirono di cibo, specialmente carne, i paesi in guerra. Insomma avevano anche loro
le miniere d’argento, ma gli mancò Temistocle. La guerra finì, l’Europa si
risollevò, ed a quelli la carne restò invenduta. E sappiamo quali guai stanno
passando ancora. Gli sceicchi, invece, qualche Temistocle ce l’hanno: sanno
bene che i giacimenti di petrolio prima o poi si asciugheranno, e si stanno
comprando attività produttive a migliaia, anche da noi (ad esempio Alitalia).
Quando il petrolio finirà, avranno fatto tanti di quegli investimenti del loro
argento, che domineranno l’economia mondiale. E noi? Noi andremo da loro con il
cappello in mano, ad elemosinare un posticino di lavoro proprio in quelle
aziende che erano nostre, e loro se le saranno comprate. Ma in fondo, che ce
frega? Noi c’avemo er tabblet, ‘a TV a 80 pollici (più si ingrandisce il
teleschermo e peggiori diventano i programmi), e er cellulare che fa pure il
caffè, ‘a Roma e ‘a Lazzzie. Ma non saremo più capaci di capire l’italiano. Ci
vorrebbe non un Temistocle, ma qualche migliaio, e meglio ancora che ognuno di noi provasse ad essere un po’ Temistocle. Ad esempio,
non parcheggiando in seconda fila, tanto per iniziare. ALLA PROSSIMA E BUON
ANNO A TUTTI.
BUON
2015!
Il pifferaio tragico
Contro
la degenerazione del nostro vivere attuale. Nel WEB (ilmiolibro,it) o presso
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