venerdì 23 gennaio 2015

LA SCUOLA
Guardate la foto: cinque ragazzini, e indossano il grembiule, pur trovandosi in un’aula sui generis, con le taniche e le botti. Questa scuola ha prodotto medici ed avvocati, ingegneri e fisici, insegnanti e giudici, notai, chimici, o anche semplici impiegati, ma molto molto capaci. Su quelle pagine di quaderno, quanti bastoncelli, quadrati, cerchietti, diagonali!..... si imparava a tenere in mano penna e matita in modo corretto, si usciva dalla V elementare che non si commettevano errori di ortografia, non si sbagliavano i calcoli, si aveva una idea abbastanza esatta della cronologia della storia patria e della geografia, almeno italiana, la geometria essenziale…….

Nostalgia? Non proprio, anzi per nulla. C’era di che cambiare: dall’impianto rigidamente selettivo, senza che si facesse molto per garantire a TUTTI uguali condizioni di partenza; all’impostazione largamente mnemonica e poco attenta alla logica da sviluppare; all’impostazione classista, eredità della scuola fascista e gentiliana, per cui la V elementare era la conclusione quasi scontata, tanto più che questo prevedeva la legge.
C’era di che cambiare, e gli anni 70 ci hanno generosamente provato, e per i primi tempi ci sono pure riusciti, pur tra mille contraddizioni. Per una decina d’anni, pur in assenza di un intervento organico e razionale di riforma (=adeguamento ai tempi) il prodotto scuola è stato di buona qualità, e per molti giovani intelligenti e volenterosi c’è stata l’opportunità di emanciparsi da un destino, in altri tempi,  già scritto, e garantirsi un’altra vita.
Poi….. poi la frenata, lo slittamento, la slavina, la frana di oggi. Apprendisti stregoni si sono alternati al capezzale della scuola ammalata, con terapie cervellotiche, con adozione di moduli già evidentemente fallimentari là dove erano stati adottati, hanno messo le loro mani fredde sul corpaccione ammalato solo di raffreddore, ed alla fine gli hanno fatto venire la polmonite. Quei ragazzini della foto, pur nella povertà dei mezzi, erano in grado di esibire una preparazione spesso superiore a quella che possono esibire i diciottenni di oggi (basta guardare qualche giochetto a quiz in TV).


E siamo arrivati all’oggi. Ciò che si sta preparando (non solo in Italia, ad onor del vero) è la costruzione dell’uomo ad una dimensione, quella del produttore/consumatore. La stella polare è l’economia, e si prende per buona e veritiera l’antinomia cultura umanistica-economia. E per cultura umanistica intendo storia lettere filosofia arte musica religione lingua straniera educazione civica eccetera. Non si riesce a capire che un giovane stimolato per tredici anni a far funzionare il cervello sulla scorta di un approccio umanistico (anche per le scienze) alla realtà, verrà fuori con strutture intellettive di prima qualità, eccellenti anche per la scelta centrata sull’economia (quanti eccellenti commercialisti ci sono oggi provenendo dai licei!). Due gli equivoci funesti: la scuola professionalizzante, e gli strumenti tecnologici, visti come panacea. E’ solo incompetenza, o volontà di portare il popolo ad esclusivi ruoli esecutivi? E in tale panorama, che fine fa la democrazia?

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