LA
SCUOLA
Guardate la foto:
cinque ragazzini, e indossano il grembiule, pur trovandosi in un’aula sui
generis, con le taniche e le botti. Questa scuola ha prodotto medici ed
avvocati, ingegneri e fisici, insegnanti e giudici, notai, chimici, o anche semplici
impiegati, ma molto molto capaci. Su quelle pagine di quaderno, quanti
bastoncelli, quadrati, cerchietti, diagonali!..... si imparava a tenere in mano
penna e matita in modo corretto, si usciva dalla V elementare che non si
commettevano errori di ortografia, non si sbagliavano i calcoli, si aveva una
idea abbastanza esatta della cronologia della storia patria e della geografia,
almeno italiana, la geometria essenziale…….
Nostalgia? Non proprio,
anzi per nulla. C’era di che cambiare: dall’impianto rigidamente selettivo,
senza che si facesse molto per garantire a TUTTI uguali condizioni di partenza;
all’impostazione largamente mnemonica e poco attenta alla logica da sviluppare;
all’impostazione classista, eredità della scuola fascista e gentiliana, per cui
la V elementare era la conclusione quasi scontata, tanto più che questo
prevedeva la legge.
C’era di che cambiare,
e gli anni 70 ci hanno generosamente provato, e per i primi tempi ci sono pure
riusciti, pur tra mille contraddizioni. Per una decina d’anni, pur in assenza
di un intervento organico e razionale
di riforma (=adeguamento ai tempi) il prodotto scuola è stato di buona qualità,
e per molti giovani intelligenti e volenterosi c’è stata l’opportunità di
emanciparsi da un destino, in altri tempi, già scritto, e garantirsi un’altra vita.
Poi….. poi la frenata,
lo slittamento, la slavina, la frana di oggi. Apprendisti stregoni si sono
alternati al capezzale della scuola ammalata, con terapie cervellotiche, con
adozione di moduli già evidentemente fallimentari là dove erano stati adottati,
hanno messo le loro mani fredde sul corpaccione ammalato solo di raffreddore,
ed alla fine gli hanno fatto venire la polmonite. Quei ragazzini della foto,
pur nella povertà dei mezzi, erano in grado di esibire una preparazione spesso
superiore a quella che possono esibire i diciottenni di oggi (basta guardare
qualche giochetto a quiz in TV).
E siamo arrivati
all’oggi. Ciò che si sta preparando (non solo in Italia, ad onor del vero) è la
costruzione dell’uomo ad una dimensione, quella del produttore/consumatore. La
stella polare è l’economia, e si prende per buona e veritiera l’antinomia
cultura umanistica-economia. E per cultura umanistica intendo storia lettere
filosofia arte musica religione lingua straniera educazione civica eccetera.
Non si riesce a capire che un giovane stimolato per tredici anni a far
funzionare il cervello sulla scorta di un approccio umanistico (anche per le
scienze) alla realtà, verrà fuori con strutture intellettive di prima qualità,
eccellenti anche per la scelta centrata sull’economia (quanti eccellenti
commercialisti ci sono oggi provenendo dai licei!). Due gli equivoci funesti:
la scuola professionalizzante, e gli strumenti tecnologici, visti come panacea.
E’ solo incompetenza, o volontà di portare il popolo ad esclusivi ruoli
esecutivi? E in tale panorama, che fine fa la democrazia?

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