ASPASIA E PERICLE
Aspàsia,
chi era costei? Ma lasciamo stare Manzoni (Carneade, chi era costui?) . Intorno
al 450 a.C. arrivò ad Atene, provenendo da
Mileto. Era, Mileto, la città più importante tra le città greche, che
noi erroneamente chiamiamo “colonie”, che si trovavano sulla costa
dell’Anatolia, oggi turca, nell’area mediterranea dirimpetto a Samo. La città
odierna più vicina è Bodrum, nome turco dell’antica Alicarnasso. Mileto ha avuto un’importanza straordinaria nella
storia della nostra cultura. Straordinaria. Ma questo è noto quasi solo a chi
ha confidenza con gli studi umanistici.
Aspasia ad Atene trovò Pericle già in posizione eminente nella vita
politica della città, e ne divenne amica, compagna e probabilmente moglie. Era
una donna che incarnava un tipo femminile del tutto estraneo all’intera
tradizione greca ed ateniese in particolare. In Atene il ruolo tradizionale era
di figlia, prima, poi di moglie e “regina della casa”, fattrice ed educatrice
dei figli del padrone di casa, destinata ad una vita da reclusa, essendole
consentito di uscire solo in rare e
determinate occasioni. Il matrimonio con una come Aspasia divenne pretesto di
attacchi a Pericle da parte dei suoi avversari politici: una straniera! Ed una
con quel cervello!! Pericle il centro di Atene, Atene il centro del mondo, quindi un Pericle al
centro del mondo che divide lo spazio con una così! Che scandalo!!
Aspasia, infatti,
partecipava ai simposi (così chiamavano i banchetti) quasi esclusivamente
maschili, danzava cantava recitava esibiva la sua raffinatezza ed eleganza, e
discuteva di tutto, tenendo testa agli uomini sapienti. E sì, che a casa di
Pericle ne incontrava: Socrate, Anassagora,
Alcibiade, Fidia, Ippocrate, Zenone di
Elea………. Atene era la calamita dell’elemento intellettuale greco, in qualunque
parte del mondo fosse nato. E fu inevitabile che Pericle ed Aspasia si
incontrassero. Era qualificata come Etèra
(=compagna), antenata di quelle che nel Rinascimento erano note come Cortigiane, anch’esse famose per cultura finezza
ed eleganza, a volte poetesse. Poi la stirpe italica ha preso a decadere, ed
oggi, al posto di etere e cortigiane, abbiamo le
escort (alcune remunerate a carico dello Stato, cioè a carico nostro),
che non esibiscono arte e cultura, ma parti anatomiche, partecipando alle
cosiddette “cene eleganti” (?), travestite da infermiere suore poliziotte ed
anche da Ronaldinho, per eccitare squallidi vegliardi bavosi, messi a governare
l’Italia da un popolo disorientato e confuso. Un vero inno alla figura femminile!
E Pericle era
l’interfaccia maschile di Aspasia: colto, raffinato, elegante nel manifestarsi,
esercitava un fascino irresistibile sugli ateniesi, che finirono con
l’affidarsi in tutto e per tutto a lui.
Ma mica tutti tutti! La sua gestione politica riprendeva l’impostazione
di Temistocle, ma la ingigantiva e portava alle estreme conseguenze. Favorì il mercato, dando forza ad una
categoria sociale che chiameremmo noi “borghese”, suscitando quindi
l’avversione degli aristocratici, economicamente e culturalmente legati alla
centralità della terra e di chi la possedeva: cioè loro. Ed iniziò con loro un
lungo braccio di ferro, attirandosi il favore delle masse. Il commercio
produceva imponenti e rapide ricchezze, e la distanza tra ricchi e poveri andò
crescendo e provocando così un atteggiamento di rivendicazione sempre più
imperativa, da parte di chi si vedeva messo indietro.
Per prima cosa promosse
riforme, che noi diremmo
costituzionali, sottraendo potere agli aristocratici e trasferendolo al demos
(=le masse). L’assemblea generale, da organo di indirizzo e verifica, nelle sue
mani divenne organo decisionale, praticamente su tutto. Adottò un provvedimento
che di sicuro ha una valenza democratica, ma, senza i necessari argini, si
trasformò in un tragico danno: il gettone di presenza alle assemblee.
L’intenzione, almeno quella dichiarata, era di impedire l’assenza dei cittadini
alle assemblee per ragioni economiche, ma presto i cittadini lo trasformarono
in una sorta di mestiere remunerato a spese pubbliche. Insomma si passò da una democrazia
rappresentativa ad una democrazia assembleare e diretta, nella quale non
si decideva in base alla logica e nell’interesse generale, ma sotto la spinta
delle televisioni e dei giornali e dei capipopolo, chiamati da Aristotele “demagoghi”. Platone vide tutto ciò, e lo
commentò nel Menesseno, come già esposto nel post precedente a questo.
Lanciò poi un piano di
lavori pubblici (il new deal di allora), finalizzato a trasformare Atene in una
città anche architettonicamente ed urbanisticamente superiore in assoluto. Ed in tale contesto si
colloca anche la ricostruzione dell’acropoli,
le cui rovine tanta emozione suscitano ancora oggi al visitatore. Salari per
tutti! Le colonne del Partenone (come per tutti i templi antichi) erano
colorate del colore dell’oro: i marinai che veleggiavano nel golfo Saronico (il mare di Atene), in
certe ore vedevano gli sfavillanti bagliori del tempio colpito dal sole: e la
suggestione stordiva gli astanti.
Attirò molti “capitalisti” ad Atene, perché andassero ad
investirvi i loro capitali: la costruzione delle fabbriche, e la successiva
produzione di beni, portarono altro lavoro e denaro nelle tasche degli ateniesi.
Famosa la fabbrica di armi di Cefalo, un
ricco siracusano, che si fece convincere da Pericle ad investire i propri
denari ad Atene, con agevolazioni fiscali e trattamenti di favore, e lui
costruì opificio e casa al Pireo, nella
quale Platone ambienta il fondamentale dialogo intitolato “Repubblica”. Come si
fa oggi. Cefalo, inoltre, era anche
padre di Lisia, il futuro grande oratore.
Dovette poi lanciarsi,
per accontentare le richieste sempre più pressanti del demos, alla conquista di
sempre nuovi mercati, con le buone e spesso con le cattive, scatenando una
serie di guerre, alcune sanguinose ed altre anche vergognose (come quella, dopo
la sua morte, contro l’isola di Melo). Per arrivare poi alla più rovinosa delle
guerre, quella contro Sparta, nota come “Guerra del Peloponneso”. Erano
estranei a questa scelta bellica i produttori di armi, come Cefalo? La
costruzione di armi si porta inevitabilmente dietro il loro uso, ovvero la
guerra. Nel 1914 l’industria Ansaldo finanziò il Popolo d’Italia, giornale
fondato da Mussolini, che era stato espulso dal partito socialista, per il suo
interventismo. E grazie anche a lui la guerra ci fu, ed i padroni dell’Ansaldo
si arricchirono producendo armamenti pesanti e leggeri, mentre 600000 italiani
ci lasciavano la pelle.
Ma tutta questa politica
rampante e frenetica aveva un costo. A chi farne pagare il conto? Mettere nuove
tasse? Non era il caso: cento anni prima il tiranno Ipparco era stato ucciso, e suo fratello Ippia costretto all’esilio, anche per questa
ragione, le tasse. E poi non puoi dare lavoro e salario con una mano, per poi
sottrarlo con l’altra. Un po’ come succede tra noi oggi: mi togli l’ICI, ma poi
mi fai crescere le imposte locali, al punto che pago oggi il triplo dell’ICI di
ieri. Aridàtece l’ICI! Il conto Pericle lo presentò ai soci della Lega Delio-Attica. Questa era nata su impulso di Temistocle in funzione anti persiana, e vi
avevano aderito quasi tutte le città rivierasche e le isole. Aveva sede nel santuario di Apollo a Delo, dove si conservava
anche il tesoro alimentato dai contributi dei soci. Pericle, con un atto di
imperio, trasferì sede e tesoro ad Atene, e con prepotenza usò quei fondi
(versati – ripeto - per respingere eventuali attacchi persiani), per abbellire
Atene, ricostruire l’acropoli, e dare opportunità di lavoro agli ateniesi. Il Partenone, dunque, è il prodotto di un
furto!
I suoi avversari
politici – gli aristocratici – non rimasero a guardare. Misero sotto processo
il filosofo Anassagora, primo
consigliere di Pericle, con l’accusa di empietà, cioè ateismo. E lo cacciarono
da Atene. Misero sotto processo e in galera lo scultore Fidia, grande amico di Pericle: aveva scolpito la famosissima
statua crisoelefantiva (=di oro ed avorio) di Atena Parthenos, che troneggiava
nel Partenone, ma un bel po’ d’oro gli era rimasto attaccato ……alle mani; e poi
mandarono sotto processo Aspasia,
accusandola di scandalosa spregiudicatezza e corruzione dell’animo delle donne
di Atene, e si salvò a stento e solo grazie all’appassionato intervento di
Pericle. Insomma provarono a fargli terra bruciata intorno: colpivano quelli,
ma il bersaglio era lui.
A quelle accuse io per
parte mia ne aggiungerei una, la più grave, buona per riflettere un po’ anche
sulla nostra situazione attuale: trasformò la democrazia ateniese, che da elettiva
e rappresentativa divenne diretta, assembleare e plebiscitaria. Finché ci fu
lui, uomo dotato di cultura e di grande ascendente, le cose più o meno funzionarono. Ma, morto lui,
gli ateniesi ormai avevano fatto una lunga abitudine al regime assembleare e ad
affidarsi ad UNO CHE METTE LE COSE A POSTO, troncando le estenuanti diatribe ed
inconcludenti. Il suo posto fu preso da capipopolo, arruffapopolo, demagoghi,
avventurieri senza scrupoli, che presentavano i loro avversari politici come
nemici, li denigravano, li insultavano con grande godimento della plebaglia. E
la vita politica di Atene virò verso l’imbarbarimento, fino alla tragedia della
sconfitta con Sparta. Fine della democrazia originaria, lungo crepuscolo fino
alla sottomissione ai macedoni prima ed a Roma poi. Platone dice che la
DEMOCRAZIA E’ UN’ARISTOCRAZIA (di mente e di cuore) CON IL CONSENSO DELLE
MASSE. Il consenso. Perché le decisioni, poi, spettano a chi ci capisce.
Nella lingua greca
antica esiste un vocabolo, IDIOTES. Questa parola ha come primo significato “un
cittadino mentre si dedica alle sue cose private”, ma il suo secondo
significato è “idiota”. Qual è, se c’è, il nesso? E’ il seguente: “Colui che si
astiene del tutto dalla vita politica, per pensare ai suoi fatti privati, è un idiota, perché gli altri decideranno
anche per lui.”. Vedi le devastazioni della seconda guerra mondiale, che hanno
coinvolto anche quelli che si ritrovarono in guerra “a loro insaputa”. Ma anche
l’uomo della Provvidenza ed il regime plebiscitario sono qualcosa di
antistorico: Pericle era un uomo di spessore, eppure ha fatto ciò che ho
scritto. Vedete intorno a voi uno, uno solo, da paragonare a Pericle? Se mi si
permette un’opinione, per me lo schema è quello di Platone: il potere affidato,
temporaneamente, dal popolo ai migliori (al plurale). Grazie per la pazienza, e
alla prossima… (toccherà ad Orazio, CARPE DIEM, che non vuol dire cogli l’attimo).
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