Correva l’anno 212 a.C.
(ci avete fatto caso a come corre il tempo?) e sul far dell’estate siciliana i
soldati romani dilagavano nella città di Siracusa, mettendola a soqquadro. Due
anni era durato l’assedio della città, che aveva creduto ad Annibale e s’era
ribellata ai romani. Ma Roma era un osso tosto da rosicchiare, e ad una ad una
stava riprendendo tutte le città ribelli come Siracusa, antica prospera ed un
dì potente città greca. Il console romano era Marco Claudio Marcello, console
plebeo, che dieci anni prima aveva sottomesso la Padania (ma non sospettava che
si chiamasse così, ed infatti…..), ed ora prendeva una città prestigiosa ed
opulenta, e, per dimostrare la bravura di un console plebeo, faceva un ingente
bottino, specie di opere d’arte. E le mandava a Roma, ed erano piazzate un po’
dappertutto nella città, ed i giovani restavano incantati a guardarle, e
iniziavano a discutere di estetica, tanto che il senato masticò amaro: si può
sprecare il tempo così? Ecco dove ci porta un console plebeo: a fare dei
giovani dei perditempo. A Siracusa in quegli anni operava un tale, di nome
Archimede. Chi, il fisico? Sì, proprio lui! Costruiva delle macchine
strabilianti, trasformando in oggetti concreti e funzionanti i suoi studi
teorici. Il console aveva ordinato di catturarlo vivo, ma un soldato che non lo
conosceva, entrò in casa sua e gli domandò chi fosse. Ma quello, tutto assorto
nei suoi disegni, nemmeno se ne accorse. Il soldato aveva fretta, non voleva
perdersi la festa che i suoi compagni stavano vivendo sulla pelle dei
siracusani, e, per non sbagliarsi, lo ammazzò. Un episodio increscioso, ma che
dico?, doloroso: ma si sa, in guerra…….
E invece , e nessuno lo
poteva immaginare, quel colpo di spada poneva fine ad un’epoca, e soprattutto
ad una cultura: quella scientifica dell’epoca ellenistica, segnatamente del
secolo che stava per finire. L’espansione di Roma, che proprio dopo la guerra
annibalica è straripante, provoca un’interruzione brusca di processi culturali,
che avevano portato il mondo scientifico greco ad elaborare metodiche del tutto
omogenee alla nostre, di noi moderni. Nel mondo greco, e per antica abitudine,
circolano con grande facilità elementi della cultura orientale, mai
passivamente copiati, ma rielaborati e collegati in maniera originale e secondo
un processo organizzativo, grazie alla particolare situazione nelle varie
poleis greche: tutte (anche se con caratteristiche diverse, vedi l’aristocratica
Sparta e la democratica Atene, i due casi limite) a regime indubitabilmente
democratico (non c’è un re, di solito anche sommo sacerdote, che detti le
decisioni, ma queste scaturiscono da un confronto e da un voto – tra gli
àristoi a Sparta e tra tutti i cittadini ad Atene -), in cui la potenziale
platea degli “studiosi”, come degli artisti dei filosofi e dei letterati, ma
anche degli atleti e degli operatori economici, è molto più vasta che nelle
regioni a regime monarchico. Inoltre l’impostazione prevalente in Grecia è di
tipo logico e razionale. Di qui nasce la centralità dell’essere umano come
oggetto da osservare, e quindi l’umanesimo in filosofia e nelle arti
figurative. Ma anche l’inclinazione a guardare al di là della natura, oltre la
fisica quindi, cioè la metafisica e l’astrazione. Anche di tipo matematico. I romani,
che pure sono appassionati di filosofia, ed avvertono il fascino delle arti
figurative, hanno un’impostazione del tutto concreta e pratica: studiano tutti
filosofia (e per questo i rampolli delle
famiglie che contano vanno in Grecia), ma non producono alcun ragguardevole
filosofo (il più importante è Cicerone, ma vive nel tempo dell’eclettismo ed è
un eclettico, una maniera – nemmeno una corrente – di fare filosofia,
assemblando – direbbero in Francia – elementi distinti di distinte filosofie;
e, dopo un secolo, Seneca, filosofo morale, come un secolo dopo ancora Marco
Aurelio, l’imperatore filosofo), ma lo scopo della pratica filosofica è quello
di affinare l’oratoria, strumento principe della lotta politica, e quindi pratico;
abbelliscono, se ne hanno i mezzi economici, le loro dimore con statue greche
depredate nel mondo, o con loro copie, o assoldando se non comprando l’artista
greco, allo scopo di rendere eleganti le proprie dimore, non certo per amore
dell’arte, vista sempre come attività da schiavi o da graeculi, come con
disprezzo chiamavano i greci. Ma anche nelle attività pratiche i romani seguono
strade del tutto diverse da quelle greche: la lingua latina è uno STRARDINARIO
SPECCHIO E STRUMENTO di un approccio nettamente logico e razionale. C’è un
problema da risolvere? Bene, la soluzione non sta nell’applicazione di formule
matematiche elaborate in astratto, ma la si rintraccia studiando ed analizzando
la questione, con il potente aiuto della ferrea logica del latino, una specie
di computer senza fili e corrente, ma installato nel cervello dei romani. Ebbe a
dire Lucio Lombardo Radice, il nostro più illustre matematico del secondo
novecento (ribadisco, un matematico), che tra tutte le lingue, presenti e
passate, quella che decisamente è più omogenea alla logica informatica è il
latino. Per questo lo vogliono eliminare, perché insegna a ragionare. Ma nelle scuole dei ricchi resterà!
Nel mondo greco il
livello della speculazione ASTRATTA raggiunge cime paragonabili a quelle
raggiunte nella scienza moderna. Anzi, c’è da dire che tutta la scienza moderna
riceve un potentissimo stimolo all’inizio del nostro Rinascimento, quando si
torna a conoscere la scienza greca ed ellenistica (l’ellenismo lo facciamo per
tradizione iniziare dalla morte di Alessandro Magno, 323 a.C.), o direttamente
o tramite la mediazione araba. (Per le tre proposizioni che ora seguono, mi
avvalgo del saggio di Lucio Russo “La rivoluzione dimenticata”, Feltrinelli, pgg.
33 e sgg.). Le caratteristiche essenziali dell’attività scientifica greca sono
le seguenti:
1, Le loro (degli scienziati greci)
affermazioni non riguardano oggetti concreti, ma enti teorici specifici. La
geometria euclidea parla di angoli e segmenti, che non esistono in natura;
2. La teoria ha una struttura rigorosamente
deduttiva: in sostanza nella teoria astratta vi sono tutti gli elementi
necessari alla soluzione di problemi pratici, che in realtà sono esercizi sulla
teoria;
3. Le applicazioni al mondo reale sono
basate su regole di corrispondenza tra gli enti della teoria e gli oggetti
concreti. In altri termini una teoria risulta valida se sperimentabile, e se
gli esperimenti danno invariabilmente la conferma della giustezza della teoria.
E’ esattamente quello
che facciamo oggi. E, come oggi, anche allora alla elaborazione teorica e scientifica seguivano tutte le applicazioni tecniche,
insomma la tecnologia. Ed anche allora, come oggi, la scienza può procedere per
astrazioni, fino al punto di modificare la realtà in atto.
Conviene a questo punto
citare un po’ di nomi. Tutti conoscono il nome di Euclide, ma non sempre lo si
sa collocare nello spazio e nel tempo. La sua geometria è stata la pietra
angolare di tanta nostra cultura, soprattutto perché propone il metodo
dimostrativo astratto, uno straordinario stimolo per l’intelligenza di chi vi
si dedica. MA LA TENDENZA IN ITALIA, E NON SOLO, NELLE VARIE RIFORME DELLA
SCUOLA (LA BUONA SCUOLA IN PRIMIS) E’ QUELLA DI IMPEGNARE I CERVELLI IN
QUESTIONI BANALMENTE PRATICHE: si vede che non interessa stimolare i cervelli. La
geometria è definita EUCLIDEA e NON EUCLIDEA, insomma sempre Euclide c’è di
mezzo, a 2300 anni di distanza dalla sua vita. E’ noto anche Archimede (anche
se ho paura che qualcuno lo conosca per via di Paperino di Disney), il
siracusano, ma frequentatore di Alessandria e dei colleghi ivi residenti anche
con scambi epistolari. Prima dell’ellenismo vivono Pitagora (una volta a scuola
si parlava di tavola pitagorica e di teorema di Pitagora), e Talete,
matematico, astronomo (previde un’eclisse di sole), uomo politico, filosofo:
misurò l’altezza della Piramide di Cheope. Come fece? Con una semplice
proporzione: ad una certa ora del giorno misurò la propria ombra (A) e quella
della piramide (B), conosceva la propria altezza (C), e dunque: C:A=X:B, dove X
è l’altezza della piramide da determinare. Potete farlo con la vostra casa o
con un albero. Ma tornando all’ellenismo citiamo Erofilo, fondatore della
medicina moderna e profondo conoscitore dell’anatomia e della fisiologia umane.
E poi Eratostene di Cirene, capace con una elementare dimostrazione matematica
e geometrica di misurare quasi con precisione assoluta le dimensioni della
terra. Aristarco di Samo intuì con esattezza il sistema eliocentrico della
nostra realtà astronomica, ma fu sconfitto dal mostro sacro Aristotele (e poi
Tolomeo), che metteva la terra al centro del sistema solare. Ipparco di Nicea
elaborò un metodo semplice ma potenzialmente esatto per misurare la distanza
tra terra e sole. Studiando questi due ultimi ,si è formato Galileo, ed anche
Copernico e Newton, anticipatori come sono delle teorie della gravitazione. E poi
Ctesibio, straordinario produttore di oggetti tecnologici derivati dalle teorie
scientifiche. E Ipazia, sacrificata religiosamente dall’oscurantismo cristiano
prorompente, ultimo fiore della cultura pagana, E poi…….
Ma vi faccio grazia di
una filastrocca di nomi. Se siete curiosi, è sufficiente andare sul web, e
guardare “la scienza ellenistica”.
Per oggi mi fermo qui.
Domenica prossima
LUCREZIO, ma ci avviamo alla sospensione di questa attività. Tutti ar mare/
tutti ar mare/ a mostrà le chiappe chiare………..
Buona domenica e
diffondete CONDIVIDENDO.
P.S.: negli ultimi
giorni ho parlato più volte del 25 aprile, ma ho dimenticato un nome, che ora
indico: RAFFAELE PERSICHETTI. E’ stato il primo morto della resistenza
italiana, negli scontri a porta San Paolo a Roma l’8 settembre 1943. Ci tengo
per questo, e poi perché era un collega, un professore di latino e greco. E speriamo
che non si debba tornare a tanto. Anche se………
NELLE FOTO: IL FARO DI ALESSANDRIA, ED IPAZIA NEL FILM AGORA'


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