S A F
F O
Il dipinto allegato è
di Tiziano, pittore del nostro Rinascimento, ed il suo titolo è: “Amor sacro ed amor profano”. Una
donna nuda ed una vestita. E quando domandavo in aula, quale rappresentasse
l’amore sacro e quale il profano, invariabilmente mi si rispondeva che amore
sacro era la donna vestita, mentre quello profano la donna nuda. Ma è l’esatto
contrario: l’amore sacro è puro, genuino, innocente e non deve nascondersi dietro
gli abiti; al contrario quello profano è peccaminoso, foriero di vergogna o
almeno bisognoso di pudore, e quindi deve essere coperto e nascosto. In quattro
semplici parole è così. Sul web spiegazioni filosofiche artistiche e
letterarie, che danno del quadro una lettura molto interessante. Ma che c’entra
Tiziano ed il suo quadro con Saffo? Alla domanda rispondo con un’altra domanda:
perché di getto i ragazzi rispondevano così? Gratta gratta ci si rende conto
che il medio evo, nonostante la sua distanza nel tempo ed i tanti cambiamenti
intervenuti nei secoli, qualche traccia ancora nell’animo nostro la conserva.
In estrema sintesi il medio evo era l’epoca del dualismo: da una parte il bene,
dall’altra il male, a cui corrispondevano Dio e Satana, cielo e terra, spirito
e materia, anima e corpo, angeli e diavoli, paradiso ed inferno (il purgatorio
è stato “scoperto” solo intorno all’anno mille, insieme alla nascita della
classe media, che stava per inventare il Comune). E uomo e donna. Nelle antiche
chiese cristiane donne e uomini avevano zone riservate e nettamente separate,
ed il peccato della carne era il più esiziale per la vita eterna, e la donna
poteva essere il veicolo della dannazione senza fine. Il cristianesimo derivava
la propria morale da quella abbastanza severa dei giudei, inasprendola. Basta
guardare ciò che San Paolo scrive a Timoteo, o gli scritti di Tertulliano, a
proposito della collocazione della donna nel quadro d’insieme (ideologia). Se
ancora opera in qualche misura quella antica opinione (e la risposta dei
ragazzi pare confermarla), allora nel giudicare Saffo dal punto di vista etico
si commetterebbe un grossolano errore di prospettiva storica, come è
inevitabile, quando vige l’etnocentrismo culturale (la vera fede, la vera
cultura, la cultura superiore, eccetera) e si finisce con il mettere le mutande
ai dipinti michelangioleschi della Cappella Sistina, come anche alle
popolazioni indigene, man mano che si scoprivano terre extraeuropee: vivevano
innocentemente nudi o quasi, ma li piegarono ad una morale di importazione (la
democrazia esportata con le bombe), suscitando in loro ciò che fino ad allora
non c’era, la malizia della nudità. In attesa che arrivasse la Croce, scortata
dagli archibugi.
Nuoce a Saffo il fatto
che dal suo nome deriva un aggettivo (amore SAFFICO) costruito su un
presupposto (la devianza, o patologica o libidinosa, dell’omosessualità, che fa
dire bestialità del tipo “l’omosessuale è un malato”, oppure “potenzialmente
pedofilo”, e simili, che portano alla persecuzione del diverso, sul modello del
confino dato da quel galantuomo del duce ai “froci”). E così anche l’aggettivo
costruito sul nome della sua terra, Lesbo. In quell’isola del nord Egeo, ad un
palmo dalle coste della Turchia asiatica, nacque e per lo più visse, proprio
quando il regime aristocratico entrava in crisi in tutta la Grecia, a metà del
VII-VI secolo, tanto che insieme al suo coetaneo e conterraneo Alceo – altro
straordinario poeta – dovette assaggiare l’amarezza dell’esilio, qui da noi ,
in Sicilia. Compose poesie di straordinaria fama fin dall’inizio, e gestì un
TI’ASO (=un collegio per fanciulle aristocratiche), dove le famiglie mandavano
le figlie presso che bambine, perché imparassero a gestire la casa del futuro,
e non lontano nel tempo, sposo (andavano spose a 13-14 anni, in una condizione
di reclusione dorata: la regina della casa!), nel segno della grazia e della
raffinatezza e dell’eleganza. Tra i tanti tìasi quello di Saffo era il più
prestigioso.
Quando in classe
domandavo quale fosse, a quanto avevano capito gli studenti, il tema
fondamentale di Saffo, invariabilmente rispondevano “l’amore”. La risposta in
parte era giusta, ma in parte no: il vero filo conduttore dell’opera poetica è
l’eleganza e la raffinatezza. Infatti, avesse anche parlato dei tifosi
olandesi, l’avrebbe fatto con grazia ed eleganza, ed ogni sillaba sulla pagina
è un dipinto, ed il suono che produce è una melodia. I critici della biblioteca
d’Alessandria (la prima della Storia) divisero la sua opera in dieci libri, ma a noi sono arrivati una sola poesia intera, un
paio quasi intere, ed una certa quantità di frammenti. TUTTA LA LIRICA ARCAICA
GRECA CI E’ GIUNTA FRAMMENTARIA, tanto che qualche anima candida in classe
diceva che i lirici hanno scritto i….. frammenti!!! La “colpa” di questo
fenomeno va attribuita ad Aristotele (anche i grandi sbagliano): sostiene,
infatti, che – pur non obiettando sullo spessore poetico dei lirici – questi
sono i meno adatti per l’educazione e le scuole. Come mai? Per Aristotele è
formativo ciò che “è vero”, ed è vero ciò che viene descritto in terza persona,
come se il poeta o lo scrittore in genere non fosse altro che un testimone
oculare dei fatti narrati. Capito? La terza persona, come Omero nell’epos, ad
esempio, ed Omero è uno dei fattori del sentimento nazionale dei greci: ogni
città greca fa repubblica a sé, ma ci sono degli elementi in comune, che danno
il senso di appartenenza ad una unica ed unitaria cultura, come la lingua (pur
nelle varietà dialettali), la religione, i giochi e non solo quelli olimpici,
le istituzioni, i santuari, gli oracoli, le feste panelleniche. E appunto Omero
(molto presente anche in Saffo), base dell’educazione dei ragazzi della Grecia
intera. I lirici no, non vanno bene: parlano in prima persona, narrano se stessi,
non la Storia. Bellissime a volte le poesie, ma buone per il diletto, non per
la formazione del cittadino. Insomma dell’epica omerica si sono fatte copie a
centinaia, che giravano in migliaia di scuole; dei lirici solo le copie per le
biblioteche ed il diletto privati. Quando il mondo antico è crollato, cosa
aveva più probabilità di salvezza, l’epica (migliaia di copie) o la lirica
(qualche centinaio)? Vediamo qualche frammento di Saffo:
Le stelle intorno alla bella luna/ di colpo nascondono lo splendente
aspetto,/ quando quella brilla piena sulla terra tutta. Le
ragazze (=le stelle) sono tutte splendenti, ma, quando arriva una certa ragazza
(=la luna), lo splendore delle altre sbiadisce e svanisce. (epitalamio, poesia
per nozze);
Come una dolce mela rosseggia alta sul ramo più alto,/ se ne
dimenticarono i raccoglitori,/ ma no, non se ne dimenticarono,/ non ci
arrivarono.
Delicata metafora per una ragazza andata sposa un po’ più tardi del normale: i
raccoglitori (i pretendenti a nozze) l’hanno dimenticata. Ma no! Non erano
all’altezza! (epitalamio)
Un drappello di cavalieri, alcuni,/ altri una schiera di fanti,/
altri ancora una flotta di navi/ dicono che sia sulla nera terra la cosa più
bella,/ io invece (dico) ciò che uno ama./ Ed è molto facile far capire questo/
ad ognuno: quella infatti che tutti gli umani superava in bellezza,/ Elena, suo
marito/ che pure era eccellente/ lasciando, se ne andò a Troia navigando,/ e
non della figlia né dei cari genitori si ricordò assolutamente,/ ma la
trascinava Afrodite, e lei lo voleva (mancano poi due
versi). E mi è
tornata alla mente Anattoria, / che non è più qui,/ e di lei vedere vorrei l’amabile
camminata, ed il sorriso splendente sul viso,/ più che i carri da guerra dei
Lidi, / o i fanti combattenti in armi . Il
carme parla da solo. Aggiungo solo che si tratta di un componimento con
struttura ad anello: inizia con schiere di soldati e navi, e con i soldati
termina. Trucco poetico che ha avuto grande fortuna nei secoli (vedi, ad
esempio, “Lavandare” di Pascoli): l’ascoltatore (ed il lettore) si ritrova
collocato al centro della scena, che gli gira intorno. E vede tutto!
Si atteggia e si sente simile
agli dèi/ quell’uomo che di fronte a te / siede ,e da vicino ascolta/ te che
parli dolcemente/ e ridi da fare innamorare: questo (=il tuo modo di fare)/ il cuore nel petto mi fa sobbalzare:/ basta solo che io ti
guardi, e sull’istante niente/ di voce più mi resta,/ ma la lingua s’è rotta, e
sottile/ subito un fuoco serpeggia sotto la pelle,/ con gli occhi più nulla io
vedo, e mi rimbombano/ le orecchie,/ il sudore scorre, ed un tremore/ tutta mi
scuote, e più verde dell’erba/ io sono, e poco sembro mancare dall’essere morta..
(traduzioni mie). All’ode manca l’ultima strofa, e ci arriva per
“tradizione indiretta” (si dice così, quando un testo è citato all’interno di
un’altra opera). Uno, (noto come Anonimo, I secolo: avanti o dopo Cristo?) ha
scritto un saggio “Sul sublime” (=il massimo) in poesia, e dice che Saffo è
straordinaria nell’illustrare la sintomatologia erotica (e gli psicologi
moderni confermano). La poesia non è scritta a caldo, sull’onda dell’emozione del
momento, ma la pena erotica si è fatta memoria, e la memoria ci allontana un
poco dal fatto scatenante, quel tanto da farci vedere le cose dall’alto, in una
perfetta commistione di quadro d’insieme e di dettagli. La descrizione della
fenomenologia erotica è puntuale, quasi masochistica, ma traspare la fierezza
per il trasporto provocato dall’esperienza vissuta. E noi, lettori di 2700 anni
dopo, che almeno una volta abbiamo vissuto la medesima situazione, tramite
Saffo dilatiamo la nostra esperienza di vita, ed il nostro tempo appare molto
più lungo degli anni che abbiamo, perché Saffo era noi. Per lungo tempo quest’ode è stata
etichettata come “Ode della gelosia”, ma ulteriori ritrovamenti nei codici
antichi ci fanno cambiare giudizio. In estrema sintesi va letta così:
“L’apparizione, la voce e la risata della fanciulla provocano nel giovane
innamorato un senso di pace e beatitudine, fino al livello degli dèi; in Saffo INVECE
tutte le manifestazioni della ragazza determinano uno sconvolgimento
incontrollabile.”. Senza i toni
esasperati, tipicamente maschili, ma con malinconica dolcezza Alzi la mano chi
almeno una volta in vita sua, all’apparire dell’amato bene, non si è sentito il
cuore in gola, chi non ha mai passato notti insonni per il tormento della mancanza
di lei/lui! Abbassa quella mano, arido/a! Parlare di Saffo richiederebbe mesi,
e non esauriremmo il tema. Figurarsi un post su FB!!! Ribadisco solo un
concetto: Saffo è la poetessa del prezioso e dell’eleganza, della raffinatezza.
Non si innamora delle ragazze per un volgare senso di libidine: si innamora
della BELLEZZA, e se la gusta e non se ne sazia mai, la percepisce già con il
solo contatto fisico e la coglie non negli oggetti (gioielli vestiti etc), ma
nel modo di gestirli. Una coroncina di fiori vale quanto un diadema di platino,
se ti muovi in modo aggraziato. E viceversa. Del resto sappiamo che a Lesbo (e
non solo a Lesbo) si facevano gare di bellezza femminile, non come quelle trucide di oggi sotto le
stelle e davanti alla TV per attizzare la morbosità e far passare la
pubblicità, ma all’interno delle feste RELIGIOSE, per il compiacimento e l’orgoglio
dei greci: anche nella bellezza delle giovani avevano la conferma della
giustezza della scelta democratica, come per i maschi succedeva con i giochi
atletici. Erano gli unici democratici, in un mondo tutto monarchico. E la
democrazia produceva una così bella ed abbondante gioventù!
BUON OTTO MARZO A TUTTE
LE MIE AMICHE, REALI O VIRTUALI CHE SIANO. NON AVREMO MAI UNA VERA DEMOCRAZIA,
FINCHE’ SARA’ INIQUO IL RUOLO DEGLI UOMINI E DELLE DONNE. DUE INVITI ALLE
DONNE, NELL’INTERESSE DI TUTTI: SE ARRIVATE A RUOLI DIRIGENZIALI, GESTITELI DA
DONNE, CON LA VOSTRA SENSIBILITA’, E NON COPIATE QUELLA MASCHILE; E POI EDUCATE
I VOSTRI FIGLI MASCHI AD UN RAPPORTO BASATO SUL RISPETTO CON L’ALTRA META’ DEL
CIELO, VIVRANNO BENE IL RAPPORTO CON LE FANCIULLE E LO FARANNO VIVERE BENE,
RIMEDIO PRINCIPE CONTRO LA VIOLENZA. BUON
8/3, ANCHE
CON LA MIMOSA!


Nessun commento:
Posta un commento