martedì 24 febbraio 2015

ANCORA QUALCOSA SULLA DEMOCRAZIA GRECA
A.     Fase iniziale
All’inizio dell’epoca arcaica greca (900-500 a.C.) la polis ellenica è governata dagli àristoi, i migliori, e quindi i pochi. Nel loro gruppo, che dirige la città, hanno una condizione di uguaglianza, che nei dibattiti nell’agorà si manifesta con la PARRESI’A (= diritto di parlare di tutto, come oggi da noi in teoria nel Parlamento), e con la ISEGORI’A (= uguale diritto per tutti di intervenire). Per TUTTI, si intende gli aristocratici, perché il demos può solo assistere e farsi sentire, ma non con interventi individuali (vedi nell’Iliade l’episodio di Tersite). Tra gli appartenenti alla classe economicamente (proprietari terrieri) dominante (ma anche culturalmente: si faccia mente locale a quanto ho già detto sulla lingua e sui poeti) il rapporto è di due tipi: di ERIS (= contesa, contrapposizione, gara), per cui ogni componente del gruppo tende ad affermarsi sugli altri e ad imporre la propria personalità (aretè, cioè virtù maschile, anche guerriera); ma poi di FILI’A, cioè di amicizia, di leale rapporto, di spirito di classe, che tende a riaffermare l’enorme distanza tra NOI e LORO (il demos). Finché la base dell’economia (e della vita) resta legata alla terra, questo sistema va avanti, e produce effetti positivi, tanto che c’è l’incremento sia produttivo che demografico. Ma per i non àristoi le condizioni di vita erano piuttosto dure, e qui sta una delle radici del fenomeno migratorio e “coloniale”. Ma, finché il sistema fu valido, il problema per gli àristoi era quello di trovare quel sottilissimo PUNTO DI EQUILIBRIO, atto a dare alla comunità aristocratica la possibilità del massimo di concorrenza, e nello stesso tempo il massimo di coesione di classe, così che il pubblico non prevaricasse il privato e viceversa.
B.     Fase intermedia, la tirannide
La ripresa dei contatti con il mondo “estero”, dovuta all’inizio dei traffici e soprattutto al fenomeno “coloniale” minò ed infine ruppe questa sistemazione delle cose, che pareva immutabile, ed invece non lo era. Nelle “colonie” di Asia Minore si verificarono due fatti, che in breve provocarono il cambiamento: il contatto con culture diverse, e per molti aspetti più evolute della greca, , contatto grazie al quale fu inevitabile una revisione dell’insieme della cultura finora dominante, con ragguardevoli conseguenze pratiche; e la nascita di fatto automatica del ceto intermedio tra àristoi e demos, quello dei mercanti. Tra gli àristoi il punto di equilibrio tra l’uno e la comunità fu trovato con relativa facilità, grazie al fatto che i moventi in fin dei conti erano i medesimi per tutti. Nelle mutate condizioni, moventi ed obiettivi per àristoi e demos (di cui i mercanti sono parte) sono inconciliabili, e per conseguenza il punto di equilibrio in tale situazione risulta impossibile. Lo incarnarono i tiranni, ma con una netta e marcata propensione per il demos. Non raramente si giunse alla cacciata o all’esilio volontario per gli àristoi (è il caso, ad esempio, di due poeti, Saffo ed Alceo, clandestini non a Lampedusa ma in Sicilia, e, se fosse stato per qualcuno, non ci sarebbero mai arrivati: meglio riflettere, prima di parlare con la pancia piena!). Molti àristoi, però, restarono nella polis, a fare da polo dialettico con il demos nel dibattito cittadino. Non di rado ripresero il primato, ma dovettero gestirlo secondo le nuove regole democratiche.
C.     Fase finale o della piena democrazia
La riforma di Clistene (vedi l’ultimo post di domenica scorsa) segnò la piena attuazione della riforma democratica, ed il mondo greco divenne un CASO UNICO nell’antichità, quando per tradizione il sistema universalmente e saldamente diffuso era quello monarchico, autocratico e piramidale. La parresìa e la isegorìa, che nella prima fase riguardavano solo la cerchia ristretta degli àristoi, ora regolano la vita dell’intero gruppo degli aventi diritto all’agorà, cioè i maschi adulti ed in possesso dei pieni diritti civili. Principio base del vivere greco era che ognuno era libero di fare ciò che voleva, senza dover ubbidire agli ordini di una autorità precostituita ed incombente, con l’unico limite delle leggi della città. I giovani erano istruiti (paideia) con la poesia, specialmente omerica, con la filosofia e con l’oratoria; ed erano preparati all’ingresso nella vita adulta e pubblica, con l’apprendimento della scrittura, delle tradizioni , e delle leggi della città. Molte cariche si attribuivano per sorteggio, e TUTTI dovevano avere le competenze per rivestirle. La ERIS e la FILIA che avevano governato l’epoca aristocratica, tornano in scena, ma ora la platea è allargata a tutti i politai,  gli abitanti della polis. Si pone dunque di nuovo il problema della ricerca dell’equilibrio tra diritti dell’individuo e diritti della collettività. Si cerca quel punto sottilissimo, da cui derivano il massimo di libertà individuale ed il massimo di tutela della comunità. Qualsiasi soluzione che mortifichi uno dei due momenti, non va bene, e si deve tornare all’equilibrio, o a cercarlo ancora. Il cittadino ha due occasioni per esprimersi: quella pubblica (per cui tutti sono competenti dei fatti e dei problemi della città, ed ha nell’ecclesìa nell’agorà il punto più alto): e quella privata (privato in greco si dice idiotes, vedi il post di tre domeniche fa), quella cioè dell’amministrazione della casa e di chi vi vive. Finché l’equilibrio tra questi due momenti fu conservato, difeso, incrementato, la polis prosperò e si ingrandì. Ma l’aumento abbastanza rapido di ricchezza (grazie alla totale libertà di impresa), non fu accompagnato da analogo ed adeguato pregresso politico, ed il momento privato si prese sempre più spazio. L’arricchimento personale (con ciò che ne consegue in termini di condizioni materiali di vita) indusse a ridurre nella mente dei cittadini lo spazio del pubblico, a vantaggio degli affari privati. Ma, siccome la città andava governata, ecco allora che si cerca l’uomo della provvidenza (nessuno si illuda: non è MAI esistito nella Storia, e su questo accetto scommesse), il buon padre che si fa carico di tutti i problemi, togliendo i pensieri dal panorama dei cittadini, suoi figli,  quello che (chissà perché?) si sacrifica per il nostro bene (!). Così ci fu Pericle (vedi il relativo post), ed un disastro dopo l’altro, e fece da modello, ma quello che venne fuori fu la demagogia, la guerra del Peloponneso, la sconfitta contro Sparta, il crepuscolo della polis, fino all’arrivo dei macedoni e dei romani. Fine della storia greca antica!

DOMENICA PROSSIMA VI RACCONTERO’ L’ANNO 510 A.C., ANNO IN CUI NEL MEDITERRANEO CAMBIARONO MOLTE COSE, ED ANCHE DA NOI IN ITALIA. SI VEDRA’ COME NEL MARE GIRASSERO NAVI IN FILA COME LE FORMICHE, COS’ CHE LO STAGNO E L’ARGENTO BRITANNICI ARRIVAVANO IN INDIA

IL PIFFERAIO TRAGICO
Di Fulvio Marino
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Una scorribanda lunga un giorno, tra viaggi nella memoria ed attualità preoccupante. Ed una ricetta per i mali dell’oggi, specialmente per i giovani

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