? 25 DICEMBRE 2014?
…….rinverdì
tutto or ora
e
giugno lo ristora
di
luce e di calor.
……
sei
nella terra fredda,
sei
nella terra negra,
il
sol non ti rallegra,
né
ti risveglia amor.
Chi non conosce questi versi, che
Carducci dedicò al figlio Dante, morto bambino? Sono alcuni versi di “Pianto
antico”, un pianto antico come il mondo, ogni volta che un genitore accompagna
al cimitero il feretro del figlio morto. E Carducci era un profondo conoscitore
del mondo classico.
E coglie con
squisita sensibilità, da poeta, uno dei dati più rilevanti della cultura
antica, per la quale la vita è fruizione di luce sole calore colori, mentre la
morte è la perdita di tutto ciò, è freddo, ombra, grigiore in tutto.
Nel “De rerum
natura”, Lucrezio (I secolo a.C.), uno dei colossi dell’arte e della
poesia di tutti i tempi e di tutte le latitudini, dice nel V libro dell’opera,
là dove con potente immaginazione e senza l’aiuto degli effetti speciali
ricostruisce la realtà dell’umana condizione dei primitivi:
(Gli uomini primitivi)
pari ai cinghiali setolosi nude le membra affidavano alla terra, sorpresi
dall’ora della notte, e si cospargevano di fronde e foglie, e senza panico
alcuno non erravano per la campagna in cerca del giorno e del sole nell’ombra
della notte, ma silenti attendevano e nel sonno sepolti, fino a che la rosea
faccia del sole non riportava la luce nel cielo….
Avevano fin da
piccoli appreso, per esperienza, l’alternarsi di luce e buio, di giorno e
notte. Ma chissà quanto tempo sarà occorso, perché il tramonto del sole ed i
mortali pericoli notturni non fossero considerati come definitivi, con la paura
che la luce non tornasse più. Ed avevano osservato l’alternarsi delle stagioni,
oltre la vicenda giorno/notte, ed avevano visto il giro del sole farsi sempre
più basso, sempre più basso, fino a coincidere quasi con l’orizzonte, dal 21
giugno (solstizio d’estate) al 21 dicembre (solstizio d’inverno). E poi eccolo
il sole che torna a crescere, a risalire sull’orizzonte, e farsi sempre più ampio
e quindi più lungo il giro, e poi la natura, che era sembrata morta, tornare a
rivivere, tonificata e stimolata dalla luce e dal calore solari.
Negli ultimi
giorni di declino del sole a Roma si celebravano i saturnali, feste religiose e
sociali, qualcosa di simile al nostro carnevale (semel in anno licet insanire: una volta all’anno è consentito fare i
matti), ma la fine della festa coincideva con un’altra festa, quella del sol invictus, il sole invincibile, che
va a coniugarsi con quello del dio Mitra: pareva che stesse per finire sotto
l’orizzonte, ma invece no, tornava a crescere. Quando? Più o meno il 25
dicembre! Toh! Guarda! Questo a Roma. Ma mica solo a Roma: in Egitto il sommo
degli dèi era RA, il sole, al quale si collegavano le vicende di Osiride e suo
figlio Horus e sua moglie Iside: dèi che si nascondono (per tutto il periodo di
riposo della terra, apparentemente morta), che muoiono addirittura, ma poi
rinascono, come il sole ogni giorno, ma soprattutto ogni anno. E che dire di
Tolmuzz e di Ashtar, divinità sumere e babilonesi? E della divinità solare
presso gli amerindi precolombiani? E del greco Dioniso? Tutti dèi miti riti con
duplice valenza: un dio che muore e resuscita, indica una possibilità una
speranza: basta immedesimarsi in lui, con la vittima misticamente trasformata
nel dio, sacrificata e consumata dai mortali, che così divengono partecipi del
destino di morte e resurrezione del dio, garantendosi anch’essi come il dio una
seconda vita; un dio che scompare e torna diviene la metafora della natura e
delle sue vicende: l’autunno che si perde nell’inverno, pare tutto finito, e
poi a primavera torna la vita, come nel mito torna il dio creduto morto. E gli
uccelli, dice Lucrezio, con il loro frenetico affaccendarsi, sono i primi a
suonare il segnale di primavera.
Il cristianesimo
trionfante, dove lo ritenne conveniente,
si sovrappose ai culti pagani. Ecco allora che la nascita di Gesù la
collocano proprio al 25 dicembre (ma gli studi più avanzati ipotizzano il mese
di marzo), e l’anno della sua nascita a fare da spartiacque nella cronologia:
avanti e dopo la nascita di Cristo. Ma non è così, e finora non è stato
possibile dire una parola definitiva. Ci sono da mettere d’accordo tre dati
fondamentalmente: il Vangelo dice che Gesù nacque quando in Galilea regnava
Erode: ma questo re è morto il 4 a.C.: dice il falso o si sbaglia il Vangelo?
Il secondo dato è quello del censimento, a causa del quale Giuseppe e Maria
incinta vanno da Nazareth, dove vivevano, a Betlemme , luogo di origine di
Giuseppe, perché così prescriveva il bando, che ognuno si facesse censire nel
luogo di origine della famiglia del capofamiglia. Ma in quel tempo ci furono
diversi censimenti , generali e locali, nessuno dei quali all’anno 1. A
scombinare ulteriormente il quadro, la stella cometa, a causa della quale la
sacra famiglia trovò tutti pieni gli alberghi, occupati da astronomi ed
astrologi di tutto l’oriente, in quanto Betlemme era luogo ideale
d’osservazione. E Giuseppe e Maria dovettero arrangiarsi nella stalla, che in
latino si dice praeseps (recinto). Il
censimento più probabile è da ritenersi quello del 6 d.C.
Altro potrei
aggiungere, ma non voglio approfittare troppo della vostra pazienza.
Un’avvertenza, però: lungi da me l’intenzione di trattare questi argomenti, per
mettere in dubbio o addirittura negare i fondamenti della fede. Il mio è solo
un discorso puramente storico, che nulla ha a che vedere con gli elementi della
fede ed il diritto e la legittimità di credere da parte dei fedeli. Del resto,
che Cristo sia nato il 25 dicembre di 2014 anni fa o il 16 aprile non penso che
intacchi minimamente le fondamenta della fede cristiana.
A TUTTI VOI UN
SINCERO E SENTITO AUGURIO DI BUONE FESTE, SPECIALMENTE SERENE, E CON UN PIZZICO
DI OTTIMISMO PER IL FUTURO: PRIMA O POI HA DA PASSA’ ‘A
NUTTATA! E CHE CASPITA!!! E GRAZIE ANCORA PER GLI AUGURI.
Domenica
prossima vi intratterrò sulla figura di Temistocle, buona per constatare ancora
una volta che certi meccanismi politici tali erano e tali sono ancora. Dunque a
sapere la storia si trae qualche vvantaggio e non da poco: date certe premesse,
le conseguenze non possono che essere quelle che seguono nella storia, mutatis mutandis (cambiato ciò che c’è da
cambiare). Cinquecento anni prima di Cristo, e 2014 anni dopo.
Chi vuole acquistare il mio capolavoro Il pifferaio tragico, deve recarsi da
Feltrinelli e prenotarsi, specificando che fa parte della collana ilmiolibro.it






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